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ROBY POZZOLI
2001-2002
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Campionato serie A
6^ giornata
7 ottobre 2001
Milan - Venezia 

 

 

Foto tifoseria ospite


TABELLINO

MILAN-VENEZIA 1-1
MARCATORI : Shevchenko al 44' pt, Maniero al 17' st

MILAN (4-3-1-2) : 18 Abbiati; 22 Contra (32' Helveg), 25 Roque Junior, 24 Laursen, 3 Maldini; 8 Gattuso, 4 Albertini, 27 Serginho; 10 Rui Costa (42' st Kaladze); 7 Shevchenko, 9 Inzaghi (31' st Javi Moreno). (1 Rossi, 5 Costacurta, 21 Pirlo, 32 Brocchi) All. Terim
VENEZIA (4-4-2) : 19 Rossi; 15 Conteh, 18 Bilica, 24 Bjorklund, 3 Bettarini; 11 Valtolina (16' st De Franceschi), 26 Andersson, 8 Bressan (27' st Rukavina); 9 Maniero, 28 Magallanes (4' st Di Napoli) (1 Brivio, 14 Morrone, 22 Algerino, 23 Pavan). All. Buso

ARBITRO : Cesari di Genova
NOTE : ammoniti G. Rossi, Maniero, Inzaghi, Helveg per comportamento non regolamentare.

MILANO – La fiaba rossonera si è tristemente interrotta. Terim, l’Imperatore, non è diventato l’eccezione che invalida la regola. Anche lui, esattamente come i grandi imperatori del passato o come quelli che si ritenevano tali, è stato sconfitto. Il primo tempo di Brescia, la gara di Perugia e quella di quest’oggi parlano chiaro: il Milan non c’è, non esiste quello spirito di squadra che ha reso famoso il turco in tutto il mondo. Il sogno si è infranto, ed è bastato poco, troppo poco. Perugia doveva essere un episodio localizzato, una di quelle cose irripetibili; invece col Venezia ecco ricomparire i vecchi problemi difensivi e di gioco che sono costati caro a Zaccheroni. Come in un film già visto troppe volte negli ultimi anni, i rossoneri passano in vantaggio immeritatamente e poi, come se fossero colpiti da una maledizione ben peggiore di quella del faraone, si fanno raggiungere rischiando addirittura di perdere una partita già vinta alla vigilia. Ed è forse proprio la sicurezza di aver vinto ancora prima di giocare il problema dei rossoneri. Quando l’episodio è localizzato si parla di una battuta di arresto, se accade una seconda volta si parla di coincidenza o di perdita di concentrazione, ma adesso è la terza volta che il Milan perde punti con squadre palesemente tecnicamente inferiori. È difficile non pensare che questa sia un'abitudine, che l’umiltà tanto predicata dal tecnico turco non sia una delle qualità principali dei rossoneri. L’ ultimo Milan apparso a San Siro, quello che aveva fatto sognare il tricolore ai suoi tifosi, sembra ormai lontano anni luce. Lento, impacciato, prevedibile e con molti giocatori stanchi ancora prima che la partita inizi, soprattutto quelli che dovrebbero “fare la differenza”, è il nuovo Milan, quello che domenica prossima se la dovrà vedere con un'Inter rivitalizzata da Cuper.
Il sentirsi superiori, arrivati, o la squadra a cui tutto era dovuto è stato il problema degli ultimi anni di storia milanista. Non è una questione di moduli, della presenza o meno di un trequartista, è solo una questione di testa. Le uniche partite degne di essere giocate sono quelle con le grandi squadre, le cosiddette provinciali vengono guardate dall’alto in basso, con superiorità. I giocatori entrano in campo con la convinzione di aver vinto, con quello stesso stupido atteggiamento mentale che aveva Marx quando parlava del comunismo. Per i rossoneri è una cosa inevitabile e già determinata il vincere contro certe squadre, un processo storico impossibile da modificare così come lo era per Marx e i marxisti il crollo del capitalismo. La storia però dà altri verdetti: il capitalismo non è crollato, anzi si è rafforzato e il “Grande Milan” vinceva perché giocava con umiltà, perché considerava gli avversari tutti allo stesso modo e perchè non osava mai considerare già vinta in partenza una partita. Terim, invece che accusare la squadra, dovrebbe cercare di trasmettere le proprie convinzioni in modo da evitare altre prestazioni del genere.
Il primo tempo sfiora l’indecenza. Milan in pressing palla a terra, ma macchinoso. Passaggi corti e obbligati dalla pressione dei veneziani, il cui unico compito pare sia quello di limitare i danni. Tutto si concentra su Rui Costa che dialoga con Contra, ma il rumeno, come Serginho, non ha vita facile. Prima Bressan, poi Bettarini sulla destra tamponano senza patemi d'animo. La stessa cosa accade sulla sinistra, dove il brasiliano se la deve vedere con Conteh. Capita la situazione, il Venezia si risveglia ma quando ormai nessuno se lo aspetta Shevchenko segna il suo quinto gol. L’intervallo si rivela un toccasana per la squadra di Buso, che innesta subito Di Napoli al posto di Magallanes. Il pareggio è il suo obiettivo. Non avendo più nulla da perdere i lagunari si buttano in avanti, fino a quando Maniero sfrutta la consueta dormita in difesa. Ma il gol non cambia il senso della gara del Milan: polvere e solo polvere, con un Venezia che con ordine difende i suoi reparti. Potremmo disquisire per ore sull'inefficacia tattica dei rossoneri, incapaci di gestire il gioco soprattutto nei piccoli spazi, per poi perdersi sulle fasce con banali e prevedibili proiezioni. Ci si mettono anche Rui Costa e Albertini: grigi e poco creativi. Ma il merito è del Venezia: marcature asfissianti e contropiede in canna. L’armata rossonera è ormai allo sbando, e la sostituzione di un rifinitore con uno stopper, quando serviva la giocata del gran campione, completa il mosaico.
Eva Kant

LE PAGELLE

Abbiati salva il Milan
Bressan padrone della fascia destra

MILAN
ABBIATI 6.5 – Non ha grosse colpe sul gol, inoltre sullo 0-0 salva più di una volta il Milan
CONTRA 5 – Commette moltissimi errori in fase difensiva, e in attacco non si fa quasi mai vedere. Bressan lo tiene facilmente a bada. Inesistente.
HELVEG s.v. - Ingiudicabile
LAURSEN 6 – L’unico della difesa a salvarsi, difficilmente si fa cogliere impreparato dagli attaccanti avversari. Terim nel finale lo sposta in avanti sperando in un suo gol. Una sicurezza
ROQUE JUNIOR 5 – La sua presenza nel Milan rimane tutt’ora un fatto inspiegabile. Forse è il caso di chiamare Fox Mulder e Dana Scully….
MALDINI 5- Il primo tempo non è male, non commette grossi errori e riesce ad arginare gli attacchi veneziani. Nella ripresa crolla e il gol del pareggio è principalmente dovuto ad un suo errore.
GATTUSO 5.5 – Lotta lotta e lotta ma alla fine non conclude niente. Dimostra solo una grande confusione.
ALBERTINI 6 – Fino a quando ha retto, il Milan sembrava una squadra decente; poi è calato ed il centrocampo è completamente sparito.
SERGINHO 4.5 – Da quando non ha più Coco alle spalle gioca con sufficienza. Tanti scatti tante finte ma se si tirano le somme non si trova un suo passaggio riuscito.
RUI COSTA 5 – Per un tempo è presente e si impegna, poi sparisce e abbandona il Milan al suo destino. Nel momento in cui è più utile viene sostituito, misteri del calcio
KALADZE s.v. – sostituisce Rui Costa nel finale.
INZAGHI 5.5 – E‘ forse il solo a correre e lottare, gli capita un solo pallone buono ma lo spreca. Da uno come Inzaghi ci si aspettano i gol.
SHEVCHENKO 5 – Il voto sarebbe molto più basso se non avesse segnato. È praticamente inesistente e a volte lo si vede passeggiare per il campo come se fosse in giro a fare shopping.
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VENEZIA

Rossi 6.5; Conteh 6.5, Bilica 6.5, Bjorklund 6, Bettarini 6.5; Valtolina 6, De Franceschi 6.5, Andersson 6, Bressan 7, Rukavina s.v.; Maniero 6.5, Magallanes 6.5, Di Napoli 6

ARBITRO

CESARI 6 – Partita tranquilla, forse qualche ammonizione di troppo.


TIFO 4.5 – Se quella vista ieri è la Sud che pretende di mantenere la sovranità su Milano, siamo messi male. Entusiasmo ai minimi storici, microfonisti che non riescono a trascinare gente che è in Sud solo perché è di moda. Pochissimi quelli che hanno tenuto duro per tutti i 90’, moltissimi invece quelli che pensavano più a seguire la partita che a cantare. E' assurdo che la gente si esalti solo quando il Torino pareggia o quando si cantano cori contro l’Inter. La squadra non c’era, ma questo non giustifica il non incitamento verso i propri giocatori; i fischi provenienti dalle tribune sarebbero dovuti essere coperti dalla nostra voce, invece in pochi si sono degnati di aiutare e difendere la squadra. Se questa è la curva che si prepara per il derby, forse è meglio che molta gente se ne stia a casa. È un consiglio che dovrebbe essere seguito da molti. Meglio mille che cantano piuttosto che diecimila zitti che guardano male chi canta.
E.K.



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ROBY POZZOLI