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TABELLINO INTER-MILAN 2-4 Inter (4-4-2):
Toldo; Vivas, Cordoba, Materazzi, Georgatos (dal 31’ s.t. Okan);
Zanetti J., Di Biagio (dal 27’ s.t. Zanetti C.), Seedorf,
Guglielminpietro; Kallon, Ventola (dal 22’ s.t. Adriano). (
Fontana, Simic, Gresko, Farinos) All. Cuper. MILANO – Nell’opera più celebre di Goethe, il "Faust", si trova scritto in una delle prime scene: “Il Diavolo è un egoista, e non è facile che compia ciò che giova altrui per amor di Dio. Di’ chiaro e tondo le tue condizioni. Un servo della tua risma è un pericolo per la casa.”. Se i giocatori interisti avessero letto questi versi prima dell’inizio del Derby, sicuramente la gara sarebbe andata in modo differente… Il primo posto in classifica e una squadra finalmente degna delle attese avevano fatto ben sperare i tifosi interisti, che tra l’altro dovevano vendicare uno 0-6 alquanto umiliante. Le vittorie precedenti, le dichiarazioni della squadra, la folta presenza di pubblico facevano pensare: "E' l’anno buono! Vendicheremo anche l’affronto della passata stagione!”. Qualcuno poi vedeva in Cuper un nuovo Trapattoni, un’Inter vecchio stampo capace di vincere i Derby. Nemmeno la curva è riuscita a rimanere fuori da questa euforia generale, e la coreografia parlava chiaro: Curva Nord Old Style. Un richiamo al passato e alla storia neroazzurra dunque. Il rimando al passato non tarda ad arrivare. Mentre le squadre entrano in campo, ecco che lassù nella Curva Sud qualcosa si muove. Un telone enorme piano piano si srotola, dei cartoncini rossi e verdi si innalzano. Il popolo interista attende, si interroga – cosa avranno ideato questi diavolacci? Nemmeno l’oracolo di Delfi riuscirebbe a capire cosa gli passa per la testa…- l’enigma, molto più facile di quello della sfinge, viene ben presto svelato: campo da tennis, una racchetta e sei palloni. Old style ragazzi. All’improvviso le luci si abbassano, calo di tensione e San Siro a luci soffuse. Collina, non nuovo a lunghe attese, prende il pallone sottobraccio e interroga gli allenatori: si gioca o non si gioca? Uno dice sì, l’altro no...poi entrambi sì, Collina attende proprio come a Perugia. Il popolo rossonero è invaso da ricordi nefasti: e se succede come a Marsiglia? La storia è tornata, per tutti. Dopo un’attesa di qualche minuto arriva il calcio d’inizio. Le formazioni si schierano. Il popolo rossonero rimane basito: ma che razza di formazione è questa? Inzaghi, dato per assente alla vigilia, è regolarmente in campo per non lasciare solo soletto “il Sheva” là davanti. L’occhio piano piano scorre tutto il campo: ma quello lì sulla destra è Costacurta? Come mai non c’è Contra? E Gattuso lì a centrocampo cosa fa? E Serginho in difesa cosa ci fa? E poi Rui Costa cosa ci fa così in disparte? Dubbi rimasti insoluti, e nemmeno lo stesso Terim sarebbe in grado di scioglierli. L’Inter intanto ride e si rallegra per le disgrazie dell’avversario. Guly poi sembra rinato, spadroneggia sulla fascia destra tanto che i suoi ex compagni stentano a riconoscerlo. Dopo 13 minuti e un Milan tutto sommato aggressivo, ecco che arriva il colpo di scena: Cuper, trasformatosi per l’occasione in Dario Argento, dirige i suoi verso il goal del vantaggio. San Siro esplode e la Sud si raggela. L’old style chiamato in causa dalla nord a inizio gara incomincia a pesare. Qualcuno pensa: “Adesso lo vinciamo noi il set…eh eh eh”. Fatto il goal, la squadra di Cuper si chiude tentando di capitalizzare al massimo l’1-0. In avanti rimane il solo Ventola, con al massimo l’inserimento di Kallon, senza però scoprirsi troppo e magari rischiare di scoprire la squadra. La situazione non si riesce a sbloccare. Nessuno, finito il primo tempo, pensa che la situazione possa cambiare. Ma la Milano neroazzurra non ha considerato quell’ometto che dice di essere l’Imperatore, seduto sulla panchina rossonera. E poi vi ricordate cosa diceva Goethe? Il Diavolo è un pericolo per la casa… Il Diavolo torna in campo ridisegnato: fuori un inutile Albertini e dentro Contra, Costacurta torna nella sua posizione, Contra domina la fascia e Rui Costa ha finalmente spazio a centrocampo. A questo punto la furia rossonera non tarda a scatenarsi. Qualche battuta per scaldarsi e rendersi conto realmente della potenzialità dell’avversario, e il Derby è completamente ribaltato. Shevchenko – Contra – Inzaghi distruggono tutti i sogni di gloria interisti in sei minuti. Sei, come i goal dello scorso Derby ricordati saggiamente dalla Sud. L’Inter crolla e con lei il morale dei suoi tifosi. Un vecchietto in tribuna, uno che di Derby ne ha visti tanti, tira in ballo addirittura il poeta milanese Porta – Ora mai anche mì don Sigsmond/ convengo appien nella di lei paura/ che sia prossima assai la fin del mond/ chè vedo cose di una tal natura, /d’una natura tal, che non ponn dars,/ che in un mondo assai prossim a disfars” – tanto per rimanere in tema old style… e poi c’è sempre quell’11 maggio che bussa, che non fa dormire sonni tranquilli ed è tutto così simile a quella serata! Ma la storia non si ripete fino in fondo, Sheva infila ancora una volta Toldo e Kallon tenta di salvare la faccia davanti ai pochissimi tifosi interisti rimasti sino alla fine. Il Derby di Milano torna a contare per il
campionato, il Milan vince e torna ad entusiasmare i suoi
tifosi, come non succedeva da anni; gli interisti tornano ad
essere i cugini sfortunati che non vincono mai. Old style
ragazzi. LE PAGELLE INTER MILAN ARBITRO CURVA SUD 7.5 – Buona e
divertente l’idea della coreografia, discreto il tifo.
Logicamente nel secondo tempo la Sud è stata incontenibile, ma
in fin dei conti è facile cantare fino a sputare le corde
vocali quando il Milan sta dominando un Derby. Il primo tempo è
stato diverso. Fino al goal interista la Curva si è comportata
più che egregiamente, ma quando Ventola ha segnato proprio ai
suoi piedi, il contraccolpo è stato forte. Ci sono stati dei
momenti molto imbarazzanti in cui nessuno, anzi in pochissimi,
cantavano; e il fatto che la nord non si sia mai sentita non
deve essere un alibi. Il secondo tempo invece è stato un
tripudio. Curva unita, l’"urlo della Sud” che assordava
i presenti e un “Walk On” cantato finalmente in modo degno.
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